Accettare o rifiutare: il dialogo interiore

E' possibile rispondere agli eventi della vita solo in due modi: accettandoli o rifiutandoli. Quali sono le conseguenze delle due scelte?
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dialogo interiore accettazione o rifiuto

“Dovete sempre dire di sì al momento presente. Che cosa potrebbe essere più futile che creare resistenza interiore a qualcosa che già esiste? Che cosa potrebbe essere più inutile e più folle che opporsi alla vita stessa, che è adesso e sempre adesso? Abbandonatevi a ciò che esiste. Dite di sì alla vita e vedrete come la vita all’improvviso comincerà a lavorare per voi anziché contro di voi” (Eckhart Tolle).

Quando succede un evento inatteso e non voluto, possiamo avere solo due possibili risposte: accettiamo l’evento accaduto, anche se non ci piace (diciamo Sì nel nostro dialogo interiore) oppure lo rifiutiamo (diciamo No nel nostro dialogo interiore).
Vediamo quali sono le conseguenze di queste due possibili scelte.

Il No è dirsi “Non doveva accadere!; Perché proprio a me?; Non è giusto!; Devo vendicarmi e fargliela pagare!; Non posso accettarlo!” e ci fa arrabbiare con noi stessi, con gli altri o con la Vita. E’ combattere, è creare resistenza e opporsi contro qualcosa che è già avvenuto. Questo rifiutare ci fa in realtà rimanere attaccati all’evento, concentrati su quanto accaduto e sulla sofferenza. E’ come se l’evento continuasse ad accadere dentro di noi; lo tratteniamo in noi. Questo è pericoloso perché ci distrae dal presente e tutto il nostro sistema va in tensione, bloccandoci e impedendoci l’adattamento a quanto accaduto e ogni possibile soluzione e azione. Il No genera conflitto, a ragione o a torto, che comunque blocca il movimento, l’intelligenza per trovare soluzioni, la creatività, le relazioni, e in generale l’armonia e il benessere.

Il è dirsi “E’ accaduto, prendo atto che è successo, ora cosa posso fare?”; significa abbandonare la resistenza interiore a ciò che è, è smettere di dire no alla realtà perché la vorremmo in altro modo, migliore, più facile o semplicemente diversa. E’ accettare, che non significa rassegnarsi, giustificare, trovare il lato positivo di quanto accaduto, farsela andare bene, ma è prendere atto che è successo e adattarsi con impegno alla nuova situazione, anche se non ci piace. Con il Sì non rimaniamo bloccati, ma ci muoviamo per trovare soluzioni e agiamo per trovare un nuovo equilibrio. Non brontoliamo, non ci lamentiamo, non giudichiamo, non cerchiamo un colpevole, ma usiamo l’intelligenza per leggere dentro all’evento e dentro a noi stessi, per accettare, organizzarci con metodo e trovare soluzioni. Quando diciamo Sì, le risposte arrivano, con fiducia nella Vita e in se stessi. Accettare, trovare soluzioni e metterle in atto ci permette di sciogliere la tensione e di rimetterci nel fluire della Vita. L’evento viene così lasciato andare, non rimane trattenuto in noi e con il tempo arriviamo anche a ringraziare per quanto accaduto, perché il Sì ci permette di crescere ed evolvere.

L’evento quindi non ha nessun potere su di noi: le nostre reazioni emotive non dipendono direttamente dall’evento, ma dal nostro dialogo interiore di accettazione o di rifiuto. E’ importante chiedersi cosa abbiamo pensato: Sì (accettazione) oppure No (rifiuto).

Come riconoscere il No?
Con il No i pensieri sono assolutistici e sono fissi nel passato o nel futuro, sul come doveva andare o sul come dovrebbe essere, le reazioni emotive sono eccessive e intense di paura e rabbia.

Come riconoscere il Si?
Con il Sì i pensieri sono razionali, collegati al presente e aiutano a raggiungere i propri desideri, le reazioni emotive sono proporzionate e adeguate all’evento e proviamo fiducia.

Prestiamo quindi attenzione a come rispondiamo agli eventi della Vita, cercando di passare dalla resistenza alla resa.
Spesso pensiamo che arrendersi abbia un significato negativo, che porta sconfitta, annientamento, sottomissione, rassegnazione passiva. In realtà arrendersi al presente, qualsiasi esso sia, è l’inizio dell’abbandono, del lasciar andare e della pace interiore, la fine dell’opposizione, della separazione e della rabbia.